{"id":4,"date":"2012-07-10T12:59:05","date_gmt":"2012-07-10T12:59:05","guid":{"rendered":"https:\/\/fiorellafiore.it\/?page_id=4"},"modified":"2014-03-27T18:14:53","modified_gmt":"2014-03-27T18:14:53","slug":"critica","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/fiorellafiore.it\/?page_id=4","title":{"rendered":"Critica"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Qualche giorno fa ho avuto il privilegio di assistere\u00a0<i>dal<\/i>\u00a0<i>vivo<\/i>\u00a0alla creazione di alcune opere di\u00a0Fiorella\u00a0Fiore. Questo evento mi ha dato la possibilit\u00e0 di comprendere meglio i meccanismi, o meglio bisognerebbe dire, gli automatismi, che ispirano questa artista poliedrica e multiforme. Ho gi\u00e0 criticato alcune opere della stessa artista (<i>Quibi se facta Juretionis; Legami fuori 1-2<\/i>) ma quelle erano opere materiche, sanguigne, ricche di visioni sulla condizione umana. Qui siamo di fronte invece all\u2019ispirazione pura, ad un estro sincero che ha della veggenza. La prima opera \u00e8 sostanzialmente senza soggetto ma proprio questo ne fa la qualit\u00e0 interiore e superlativa; il soggetto \u00e8 infatti la stessa<i>illuminazione<\/i>\u00a0della pittrice. Questa specie di sorgente virtuale che si innalza lentamente ma inesorabilmente fino a propagarsi senza dove, esattamente come una radice di una pianta o come qualcosa di vivo e continuamente pulsante, regge il confronto con le opere degli informali astratti (Henri Michaux e Hans Hartung sopra tutti) e ne riprende in qualche modo sia il\u00a0dinamismo soggettivo che l&#8217;astrattismo geometrico. Ma il tratto di Fiore se ne distacca per una certa sapiente compulsivit\u00e0, per una sorta di magnetica ed ancestrale impetuosit\u00e0, per una chiara accentuata propensione all\u2019esperimento di riaffioramento quasi violento dell\u2019automatismo, cosi come era stato in Breton per la letteratura. L\u2019analisi visiva di questa opera apparentemente agevole ed elementare nasconde in effetti l\u2019immagine di un pensiero che nega la forma, di un flusso mentale negativo\u00a0<i>oggettivato<\/i>sulla carta. Cosa rappresenta esattamente \u00e8 tuttavia impossibile dirlo, ma proprio questa impossibilit\u00e0 conferisce al disegno il fascino misterioso di tutte le cose che appartengono alla vera arte. Personalmente la mia \u00e8 una lettura di una rappresentazione che investiga una tensione, che interpreta un disagio, esistenziale o passeggero \u00e8 difficile dirlo, e che, finalmente trasferito tramite il flusso della china, ha registrato la visione ispirata di questo disagio alla stessa stregua di una lastra o di una lamina che impressiona un corpo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le altre due opere sono invece di pi\u00f9 comoda lettura. Si tratta di due disegni a matita, anche questi su carta, due met\u00e0 visi, (e questa secondo me rappresenta la pi\u00f9 intrigante particolarit\u00e0) che denotano un tratto sicuro e consapevole. Possono anche essere considerati sostanzialmente due studi, due esplorazioni per un futuro lavoro elaborato con differenti tecniche. Questi due disegni rievocano alla mia personale immaginazione l\u2019arte africana, in particolare le maschere cerimoniali che nella cultura africana tradizionale, una volta indossate, servono per abbandonare la personalit\u00e0 di chi la indossa per trasformarsi nello spirito che lo raffigura. Uno di questi volti presenta un occhio spalancato, quasi l\u2019ossessione di una visione spaventosa, oppure la raffigurazione nel momento dell\u2019ascesi. Ma quello che colpisce maggiormente di questi due ritratti, rigidamente frontali, \u00e8 la fissit\u00e0 quasi deistica della loro forma strutturata, quasi fossero una specie di sculture lignee raffiguranti un simbolo ancestrale e dove la linea, il tratto marcato e sempre ben diretto, sembra esplodere da un momento all\u2019altro per invece ricomporsi in una forma sapientemente composita, abile e sottile.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>\u00a0<em> Cesare Manfredi<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLegami\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">David Sylvester, nella sua nota intervista a Francis Bacon, inizia sostenendo che in ogni opera d\u2019arte c\u2019\u00e8 un misto di intenzione e di qualcosa che coglie l\u2019artista di sorpresa. Di rimando Bacon\u00a0 asserisce che per quanto lo riguarda la sorpresa prevale sempre sull\u2019intenzione, che tuttavia \u00e8 presente in quanto senza di essa non si metterebbe nemmeno all\u2019opera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sorpresa, dunque, costituisce il processo che pu\u00f2 essere considerato il significato stesso dell\u2019opera. \u201cNelle arti visive devi avere a che fare con ci\u00f2 che non conosci\u201d, puntualizza la scultrice Ana Maria Pacheco, dichiarando anche lei che \u00e8 il processo stesso a chiarire l\u2019intenzione, che inizialmente \u00e8 vaga. Questo principio vale, nello specifico, anche per Fiorella Fiore che definisce le sue opere e il suo modo di lavorare un percorso che la porta verso una dimensione sconosciuta, un cammino da iniziare che via via si rende chiaro. In altri termini si tratta della consapevolezza di intraprendere un processo di chiarificazione valido per se stessa e per gli altri. Ed \u00e8 proprio cos\u00ec, infatti, che fin dal 1938 anche il filosofo Robin G. Collingwood definiva l\u2019arte moderna e contemporanea: \u201cIl vero artista \u00e8 una persona che, lottando con il problema di esprimere una certa emozione, dice: voglio renderla chiara\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente per rendere evidente questo processo di chiarificazione, di un sentimento, di impulso o di un pensiero, la sola abilit\u00e0 tecnica non \u00e8 sufficiente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E l\u2019arte consiste dunque nel riuscire a dare forma e a comunicare un concetto inizialmente vago e difficile da esprimere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fiorella Fiore, proveniente da un lavoro di rigorosa astrazione costruttivista, sceglie ora fili di ferro e corde, chiodi e filo spinato, catene, carte e pagine di giornali, smalti e spray, per iniziare un percorso differente che la porta ad unire l\u2019aspetto etico a quello estetico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, se \u00e8 vero che per accedere al significato di espressioni linguistiche complesse occorre analizzare le singole espressioni costituenti e il modo in cui si combinano, nelle sue opere bisogna rilevare la stretta connessione tra simbolo, concetto e cosa, che si uniscono tra loro con estrema compattezza e univocit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I suoi lavori sono oggetti estetici in quanto artefatto caratterizzato intenzionalmente da una funzione simbolica che l\u2019artista non si preoccupa di abbellire, ancora meno di decorare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le sue opere sono come delle esortazioni che si rivolgono al mondo. Un\u2019arte inseparabile dall\u2019etica e dalla morale, perci\u00f2 scarna, essenziale, frontale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rigore, se non addirittura l\u2019austerit\u00e0, e il rifiuto del superfluo creano un forte contrasto con l\u2019immagine della societ\u00e0 circostante. In questo senso le sue opere costituiscono una sana provocazione e un superamento, un oltrepassare il limite per il raggiungimento di un mondo invisibile. Il suo \u00e8 una sorta di appello a forze benefiche, dal buio nasce un aspetto luminoso e scintillante, che supera la dimensione spazio temporale e accenna al legame esistente tra sacrificio e bellezza e che, soprattutto, comunica un sapere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, come afferma nelle sue poesie e nei suoi racconti, la sua vita artistica \u00e8 giunta ad un ulteriore momento nodale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua \u00e8 una profonda riflessione, un cammino dentro il disagio scaturito dal sempre pi\u00f9 evidente cortocircuito del sistema mondo e, di conseguenza, della vita di ciascuno. Il senso delle sue opere oscilla dalla sfera pubblica a quella privata, come uno specchio impietoso che riflette un\u2019immagine inquietante e lacera, taglia, imprigiona, inchioda, immobilizza, dissangua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fiorella Fiore ha sentito la necessit\u00e0 di dare una sua risposta elaborando\u00a0 un linguaggio morfologicamente diverso e pi\u00f9 vicino alla verit\u00e0 della nostra epoca, scaturito dalla necessit\u00e0 di dare voce ad una realt\u00e0 socio-politica mutata. Cos\u00ec come la sua scrittura \u00e8 diretta e incisiva, anche le sue recenti opere assumono l\u2019aspetto di un\u2019annotazione veloce, sincera, di un ritratto interiore delle atrocit\u00e0 che ci circondano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto le sue tele e le sue installazioni presentano tracce di colori intensi e materiali di uso comune quali quelli sopra accennati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da un punto di vista stilistico si avverte una forte parentela con Marcel Duchamp, con l\u2019Arte Concettuale, con l\u2019Arte Povera, seppure a suo modo lei torna decisamente verso un <em>significante<\/em> pittorico, scultoreo e comunque materico. I suoi lavori presentano un fondo dall\u2019effetto plastificato e magmatico, un sopporto stratificato di carte e di vernici acriliche. I colori predominanti sono un argento metallico o un nero screziato da gesti pittorici violenti che hanno la valenza di ferite e di memorie. Sopra a tutto questo l\u2019artista inizia a tessere la sua tela, ovvero ad elaborare il suo enunciato. Per realizzare ci\u00f2 fa uso, appunto, di corde, di catene, di chiodi, di filo metallico, ecc. ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In qualche modo, seppure stravolto, ritorna in questa fase tutto il suo precedente lavoro di linee che si intersecano creando ritmo e armonie. Ed \u00e8 da qui che lei formula il titolo del suo nuovo ciclo: Legami.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo termina presenta un consistente spessore psicologico svelando un\u2019ambivalenza di senso e di ambiti. Legame \u00e8 ci\u00f2 che ti costringe o che ti unisce, ci\u00f2 che ti imprigiona comunque, sia che si consideri il termine in ambito sociale che si consideri in ambito familiare; il primo frutto di una violenza e di una limitazione intenzionale ed oggettiva, l\u2019altro frutto volontario di una scelta individuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altra parte \u00e8 proprio questa confluenza di mondo esterno e mondo interiore a determinare un risultato estetico che si sta facendo via via pi\u00f9 armonioso, meno drammatico e cruento, pur lasciando intatta in ogni opera la sensazione che si tratti di un \u201coggetto ansioso\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fascinazione e la lettura delle opere di Fiorella Fiore derivano dal fatto che comunque esse trasmettono un messaggio chiaro, un input ad oltrepassare la componente estetica per afferrare la dimensione etica che vi si cela. E\u2019 percorrendo questo aspetto che spossiamo considerare i suoi lavori anche come una sorta di filosofia visiva, di ragionamento dialettico che cerca di suggerire una risposta alla questione dell\u2019arte. Fiorella Fiore costruisce un nucleo teorico permanente, inteso come una disobbedienza, un ritorno\u00a0 \u201crepresso\u201d della modernit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Francesca Pietracci<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qualche giorno fa ho avuto il privilegio di assistere\u00a0dal\u00a0vivo\u00a0alla creazione di alcune opere di\u00a0Fiorella\u00a0Fiore. Questo evento mi ha dato la possibilit\u00e0 di comprendere meglio i meccanismi, o meglio bisognerebbe dire, gli automatismi, che ispirano questa artista poliedrica e multiforme. 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